Progettare un futuro promettente significa guardare oltre le contingenti ragioni economiche, sociali, politiche, ideologiche, superare con l’immaginazione gli attuali contesti e formulare scenari nuovi più equi e di qualità.

Noi crediamo che sia di fondamentale importanza che ogni attore della trasformazione del territorio, sia questo un soggetto istituzionale, un operatore di mercato, imprenditore professionista, o partecipante della comunità civile portatore di interesse, debba recuperare la consapevolezza di una assoluta ed urgente necessità di migliorare l’habitat umano e far emergere con forza una domanda in questo senso, ognuno per la sua parte.

Per quanto rientra nelle nostre possibilità, abbiamo deciso di mettere al centro del nostro lavoro l’uomo e la comunità e intorno a questi confezionare il progetto indipendentemente dal fatto che riguardi un edificio, uno spazio urbano, una infrastruttura, un servizio pubblico, …

Ciò significa, in primo luogo, pensare agli individui ed alla comunità alla quale l’opera è destinata, alla soddisfazione dei bisogni primari di qualità funzionale ed estetica degli spazi costruiti, alle prestazioni tecnologiche, alla sostenibilità ambientale ed all’impronta che l’opera lascia nel contesto urbano.

Significa immaginare forme: che diano contenuto qualitativo ai contesti urbani e rurali, che migliorino l’habitat e la qualità della vita degli individui e delle comunità.

Significa pensare ai più deboli, agli anziani, alle persone con abilità diverse, alle fasce di popolazione che vivono in situazioni di disagio sociale, ai bambini, alle famiglie e alle loro necessità quotidiane, ai loro spostamenti, alle esigenze di socialità, ad un modello di vita antico e moderno allo stesso tempo, soprattutto logico ed equo.

Il progetto di trasformazione del territorio non è solo, ad uso dell’investitore, un legittimo interesse da rendita immobiliare e di mercato, è, piuttosto, patrimonio di una comunità che con questo si relaziona e, troppo spesso, ne subisce gi effetti. È necessario quindi offrire alla comunità un’opera all’altezza del linguaggio contemporaneo dell’architettura. Con ciò, intendiamo dire che l’opera dell’architetto ha un forte contenuto sociale e che tale rilevo non è obliabile a fronte del mero interesse economico. La buona architettura si ripaga da sé. Noi ci impegniamo per questo in prima persona con tutte le nostre risorse.

Sottolineiamo anche che, per fare una buona architettura, l’architetto da solo non basta e che la società civile, l’istituzione, le imprese devono fare la loro parte: supportare e spingere l’architetto a compiere in pienezza il suo lavoro ed il suo compito.

Abbiamo bisogno di committenti illuminati e di interlocutori istituzionali lungimiranti che sappiano guardare oltre il loro interesse.

Scriveva Giò Ponti nel 1957 nel suo saggio Amate l’architettura:

[…] amate i buoni architetti moderni, siate tifosi dell'uno o dell'altro:
associate il vostro nome alle loro opere che resteranno anche col vostro nome; e amateli esigentemente, senza indulgenza; e fateli operare, esigete da loro case felici e perfette per confortare la vostra vita, con una architettura civilissima bella serena luminosa sonante chiara colorata e pura […] esigete da loro città felici e civilissime, esigete da loro, sempre, una architettura piena di simpatia umana, piena di immaginazione nitida, essenziale, pura: pura come un cristallo.

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